Progetto Zoì / Vita • Galatina

Zoì / Vita • Teatro di Comunità

 

PROGRAMMA RASSEGNA

9 – 10 Luglio 2021 ore 21:30

Chiostro dell’ex Complesso Monastico delle Clarisse di Santa Chiara – Galatina (Le)

per info e prenotazioni: 338.1814359, 320.1542153

Ass. OTSE – Officine Theatrikés Salento Ellàda

LE BACCANTI di Euripide

adattamento e regia Angela Malfitano

con Gabriele Avantaggiato, Anna Maria Blasi, Antonietta Chilla, Laura Chilla, Luigi Chilla, Laura Flaminio, Damiana Foggetti, Stefania Galvano, Antonio Geusa, Anna Giaffreda, Simona Ingrosso, Sofia Liaci, Anna Francesca Magnolo, Leo Mercuri, Maria Grazia Sederino, Nadia Spedicato, Paolo Zaminga

durata 95′

Le baccanti furono donne reali anche se in parte mitizzate negativamente. Vestivano con pelli di animali e in testa avevano una corona di foglie. Prendevano le strade dei monti, nella Grecia antica, abbandonando le loro case per celebrare il dio Dioniso, il liberatore. Tutto questo accadeva all’incirca nel sesto e quinto secolo a. C. Le Baccanti è anche una tragedia di Euripide, scritta tra il 407 e il 406 a. C., l’unica tragedia greca in cui il protagonista è il dio stesso del teatro, Dioniso. Quest’ultimo ritorna a Tebe, la sua città d’origine, sotto mentite spoglie, con le sue devote Baccanti. Il dio del doppio e dell’irrazionalità si scontra con il principe Penteo, troppo convinto del suo atteggiamento razionale, così presuntuoso da non accorgersi della pericolosità di Dioniso. Ironia della sorte, sarà proprio Penteo a cadere vittima del rituale bacchico: Dioniso si servirà della madre di Penteo, Agave, per ucciderlo, facendo sembrare Penteo agli occhi di Agave e delle altre Baccanti come l’animale sacrificale.

 

31 Luglio 2021 ore 20:30 e ore 22:00

Chiostro dell’ex Complesso Monastico delle Clarisse
di Santa Chiara – 
Galatina (Le)

AMA – Accademia Mediterranea dell’Attore

CORPI POETICI

performance di teatro e poesia

con Veronica Mele, Lorenzo Paladini, Benedetta Pati, Carmen Ines Tarantino
regia e suoni: Marcello Sambati
tecnico suono e luci: Dario Rizzello
Coordinamento e progetto: Franco Ungaro
Costumi: Lilian Indraccolo
Produzione: Accademia Mediterranea dell’Attore

durata 35′

 

La lingua poetica appare quando il pensiero non trova altro modo per dire il senso delle cose, le luci e le ombre dell’essere, tra voce e silenzio, dove ogni parola è come un seme salvato dalla tenebra.

Lo stupore di Wilma Vedruccio nei racconti di una giovinezza luminosa che scopre la natura e le passioni nella figura di Idrusa.

Vittorio Bodini e la sua nostalgia delle radici, e il rimpianto per un distacco dalla terra che ha oscurato la bellezza delle cose.

Il naturalismo evocativo di Salvatore Toma, realismo magico di un’interiorità affratellata alla natura, alle bestie, che sente la poesia come destino.

Rina Durante nei versi che rivelano la profonda malinconia del suo rapporto d’amore per la nostra terra.

Claudia Ruggeri con la sua turbinosa officina lessicale attraversata da fiamme da cui escono versi di un’epica incandescente.

 

 

 

03 Agosto 2021 ore 20:30

Chiostro dell’ex Complesso Monastico delle Clarisse di Santa Chiara – Galatina (Le)

con Franco Ungaro e Massimo Bray

AMA – Accademia Mediterranea dell’Attore

Presentazione  del libro

AD EST DEL PALCOSCENICO
Reportage dai Teatri del Mondo.

di FRANCO UNGARO

 

Sin dagli inizi, l’esperienza teatrale di Franco Ungaro ha un respiro internazionale, cominciando dagli studi con il professor Ferdinando Taviani all’Università di Lecce che orienta i suoi corsi sulle avanguardie teatrali del Novecento, da Mejerchol’d a Stanislavskij, da Barba a Grotowksi, per continuare dagli anni Ottanta e Novanta con le lunghe e quotidiane frequentazioni dei teatri milanesi, l’organizzazione delle tournée all’estero di Teatro Koreja, i numerosi inviti a convegni e festival internazionali, fino alla nuova esperienza come fondatore e direttore dell’Accademia Mediterranea dell’Attore.

Un tempo che coincide anche con una straordinaria fecondità di scrittura e con numerose collaborazioni con quotidiani e riviste. A Est del palcoscenico raccoglie una significativa parte di questo viaggio, lunga circa quarant’anni, dal 1982 al 2020.

Tra le tappe del percorso, l’Iran politicamente assediato dal regime dove però «il teatro può ancora unire» e liberare, il «cantiere adriatico» della cultura macedone, l’antica grazia delle marionette thailandesi, la rivoluzione dell’Odin Teatret, l’Albania segreta delle città antiche, i palcoscenici di Sarajevo, di Belgrado, del Kosovo, antidoto alla devastazione della guerra, una Bulgaria sorprendente che «insegna il senso della misura», il sogno di Matera 2019 nella sua avventura a Capitale europea della cultura. E ancora, Russia, Giappone, Armenia, Libano, Venezuela, Brasile.

 

Ingresso libero

 

 

04 Agosto 2021 ore 20:00, ore 21:00 e ore 22:00

Chiostro dell’ex Complesso Monastico delle Clarisse di Santa Chiara – Galatina (Le)

Ingresso euro 3,00

per info e prenotazioni 338.3746581

AMA – Accademia Mediterranea dell’Attore

 

PUPE DI PANE

regia Tonio De Nitto

ideazione, testi e interpretazione Angelica Dipace,
Benedetta Pati, Giulia Piccinni, Antonella Sabetta,
Carmen Ines Tarantino

tecnico e scenografie Dario Rizzello

costumi Lilian Indraccolo

durata 30′

 

Prisma della società, collante fra i popoli, il pane è al centro di un viaggio che mette in giocola creatività e la memoria, attraverso una performance sulla sua preparazione e le sue storie. Intorno a una tavola da lavoro, la matthrabbanca, cinque attrici compiono un rituale dando vita a una tradizione che attraversa dialetti e cucine diversi, quella delle pupe di pane. “Un tempo queste bambole – spiega il regista Tonio De Nitto – si modellavano nell’attesa della Pasqua. I bambini avevano poco o nulla e queste pupe, spesso dolci, erano un regalo speciale, un augurio, un talismano apotropaico per scongiurare le disgrazie e ristabilire un equilibrio con la madre terra, una rinascita. Pupe di Pane è un rito, è il mistero attorno a un rito che, ora come allora, si rinnova e ci racconta di donne forti che impastano per ore e vegliano il pane prima dell’uccata, l’infornata; mischiano la farina e le loro vite attraversandola storia, quella piccola storia che con le loro mani e con il loro coraggio diventa la Grandestoria”.

 

10 Settembre 2021 ore 21:00

Chiostro dell’ex Complesso Monastico delle Clarisse di Santa Chiara – Galatina (Le)

Ingresso euro 5,00

per info e prenotazioni: 338.1814359, 320.1542153

Compagnia Berardi Casolari

I FIGLI DELLA FRETTOLOSA

 

testo e regia Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
con Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Ludovico d’Agostino, Flavia Neri, Silvia Zaru
coro Matteo Rocco Carbone, Maurizio Marchello, Sandro Nobile, Benedetta Pati, Chiara Petillo, Giuseppe Quarta
Produzione Compagnia Berardi Casolari, Teatro dell’Elfo, 
Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, Sardegna Teatro

durata 70′

 

Lo spettacolo ha debuttato per la prima volta nell’ottobre del 2019, e nasce a partire dai singoli laboratori realizzati di volta in volta in diverse città. Lo spettacolo affronta la questione della diversità, in particolare della cecità e del senso che il “vedere” oggi ha, in un mondo iper-eccitato da un bombardamento di immagini e suoni che stanno alluvionando i nostri sensi forti: la vista e l’udito. Il punto di vista e quindi quello di un cieco, di chi guarda ma non vede, di chi sente la realtà, di chi percepisce differentemente, ed è sia un punto di vista reale, in quanto limite fisico, sia un punto di vista metaforico, in quanto condizione esistenziale.

Durante le numerose esperienze laboratoriali che Berardi Casolari hanno tenuto in giro per l’Italia in questi anni, gli artisti si sono resi conto che un coro composto da persone non vedenti, con i loro bastoni bianchi e i loro occhiali scuri, possono essere l’immagine più rappresentativa della nostra società, l’allegoria di un popolo cieco, smarrito, che vive in una condizione permanente di instabilità, di assenza di prospettive. Da queste considerazioni è nato il desiderio di approfondire l’indagine con un progetto teatrale che si interroghi su tre domande :

Cosa vedo oggi nel mondo che preferirei non vedere?

Cosa non vedo piu oggi nel mondo che vorrei tanto tornare a vedere?

E soprattutto cosa vuol dire oggi vedere?

28 – 29 Settembre 2021 ore 21:00

Chiostro dell’ex Complesso Monastico delle Clarisse di Santa Chiara – Galatina (Le)

Ingresso euro 5,00
Per info e prenotazioni: 338.1814359 – 320.1542153
Prenotazione obbligatoria
Posti limitati
Accesso consentito secondo la norma vigente mediante green pass

OTSE – Officine Theatrikès Salento Ellàda

LISISTRATA di Aristofane

 

adattamento e regia Angela Malfitano
assistente alla regia Elisa Bindolini
con Anna Maria Blasi, Silvia Bruno, Matteo Rocco Carbone, Graziella Corona, Damiana Foggetti, Stefania Galvano, Antonio Geusa, Anna Giaffreda, Simona Ingrosso,
Anna Francesca Magnolo, Pina Maruccia, Leo Mercuri,
Nadia Spedicato
consulente per il Griko Francesco Aventaggiato

durata 50′

 

Con la messa in scena della commedia “Lisistrata” di Aristofane, prosegue il progetto dell’Ass. OTSE sul Teatro di Comunità e sugli autori greci. 

La regia anche questa volta è affidata ad Angela Malfitano che omaggia le donne del mito e del Salento. Siamo ad Atene, secoli prima di Cristo, al tempo delle guerre contro i Persiani. Gli uomini sono sempre al fronte e le mogli di tutte le polis, stanche di aspettarli, decidono di fare lo sciopero del sesso per ottenere la pace. Lisistrata le guida e la loro ribellione diventa anche rivoluzione femminile e messa in crisi dei vecchi sistemi di governo patriarcali e corrotti. Inutile sottolineare che i grandi testi offrono inesauribili attinenze con l’attualità. Questo testo in particolare ci permette di giocare su allusioni sessuali (anche molto spinte) senza diventare mai volgari. Prosegue anche il lavoro sulla lingua della scena: all’italiano si intrecciano i dialetti salentini e la lingua della Grecìa, il griko. 

PROGRAMMA
OGNI CASA È UN TEATRO / OGNI CORTILE È UN TEATRO

OTSE  – Officine Theatrikés Salento Ellàda

 

21 Agosto 2021

c/o case private, orari da concordare con i proprietari delle case

TOTO’ E VICE’

di Franco Scaldati

diretto e interpretato da Enzo Vetrano e Stefano Randisi

 

Enzo Vetrano e Stefano Randisi hanno all’attivo una collaborazione che dura da quasi quarant’anni. La complementarietà, la dialettica, il confronto, sono la forma che hanno scelto per esprimere la loro poetica. Da qualche tempo si sono incontrati con Totò e Vicé, teneri e surreali clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano, e nelle loro parole, gesti, pensieri, giochi si sono subito specchiati.

Totò e Vicé sono legati da un’amicizia reciproca assoluta e vivono di frammenti di sogni che li fanno stare in bilico tra il mondo terreno e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere.

Il teatro, il vero teatro, il teatro che ti toglie il fiato con un nulla, il teatro che non distingue tra vivi e morti, il teatro che ti sfugge di mano e intanto però ti insegna il mistero dell’amore, il teatro che mette in scena due poveri cristi in una penombra di lumini e modeste luminarie e di fatto ti fa sentire l’insopportabile luce della felicità, il teatro che ti sembra logoro ed effimero e che al contrario ti riempe l’anima fino alla commozione più grata. Questo teatro l’abbiamo conosciuto come un miraggio in una notte in cui sono spuntati Enzo Vetrano e Stefano Randisi, valigia di cartone in pugno, a dire e ridire attorno a una panchina con disorientata bellezza le battute umanissime di Totò e Vicé… Due personaggi al confine tra la vita e la morte, due vecchi amici che non riescono a separarsi e che vanno fanciullescamente interrogandosi su ogni cosa, il cielo, le stelle, i sogni…

 


 

13 Settembre 2021

c/o case private, orari da concordare con i proprietari delle case

PREGHIERA DEL MATTINO
(Il culo delle donne nella Bibbia)

drammaturgia Valentina Diana

con Silvia Lodi

regia Giuseppe Semeraro

Ogni mattino, nella tradizione ebraica, si ringrazia il Signore, re del mondo, per molte cose importanti. Uno di questi ringraziamenti prevede una formula diversa se a pronunciarla è un uomo o una donna. L’uomo ringrazia il Signore per non averlo fatto nascere donna, la donna abbozza, nella preghiera dice: grazie per avermi fatta nascere “secondo la tua volontà”. La donna nell’Antico testamento” spesso non ha neppure un nome e spesso subisce torti o violenze che vengono riferiti senza soffermarcisi troppo, come fatti accessori o inevitabili. Come se il messaggio, il senso alto, reclamassero qualche piccolo sacrificio, qualche piccolo torto di servizio, in nome di qualcosa di più grande e più importante, che non può avere occhi e attenzione per tutti. Diventa necessario allora, dare voce a quelle donne seminascoste, a quei personaggi un po’ in disparte, per illuminarne, almeno un po’, la sorte. La Bibbia, questa volta, servirà a farci riflettere su realtà marginali e vite semicancellate, appena intuibili, come troppo spesso accade nella realtà.

c/o case private, orari da concordare con i proprietari delle case

 


 

18 Settembre 2021

LUCREZIO

dal De Rerum Natura di Lucrezio

diretto e interpretato da Paolo Musio

La distanza e l’isolamento, i cicli naturali, la morte e la rinascita riecheggiano nelle parole di Lucrezio e trovano consonanza nel vissuto attuale dell’artista, nelle trasformazioni lasciate dalla pandemia. Il dialogo tra passato e presente torna in scena con questo spettacolo dell’attore, autore e regista padovano. 

Un’indagine che spazia e apre l’orizzonte verso il disincanto e la volontà di dare il giusto valore al tempo della nostra vita, individuale e collettiva. 

Paolo Musio affronta questo lavoro dopo la chiusura di tutte le attività, le città deserte, il silenzio, il tempo sepolto nelle case, il ritorno della natura nelle strade, l’aria pulita e il gracchiare delle cornacchie. Ha trovato perfetta consonanza tra ciò che stava vivendo, e con lui tutta l’umanità, e la condizione di Lucrezio, il suo isolamento dal mondo, la distanza dai falsi obiettivi della società del suo tempo, e insieme il pensare l’infinito, i cicli naturali, la bellezza e la terribilità della natura, la morte e la rinascita, la città. 

Nel testo di Lucrezio, un trattato scientifico in esametri, la materia è in eterna lotta, il cosmo privo di centro, il vuoto è il teatro di questa lotta, l’umanità occupa un posto di assai poca importanza nel cosmo, la vita, che non è data in proprietà a nessuno ma in uso a tutti, è preziosa e breve ed in essa i motivi della creazione si intrecciano indissolubilmente con quelli della distruzione, che non risparmia neanche l’anima, anch’essa mortale. In questo scenario lo sguardo deve essere coraggioso, fermo, ampio, lucido e sereno, libero dal condizionamento della religione, capace di osservare in ogni momento il conflitto e la continua metamorfosi senza permettere al terrore della morte di avere il sopravvento sul tempo presente. 


19 Settembre 2021

c/o case private, orari da concordare con i proprietari delle case

MEDEA / CLITENNESTRA

da Dario Fo e Marguerite Yourcenar

diretto e interpretato da Angela Malfitano

Medea e Clitennestra, figure che la mitologia greca ha fissato nel tempo, alimentando la storia e le varie epoche di sempre nuove interpretazioni, analogie e confronti, vengono rilette da grandi autori del Novecento.

Medea è un monologo allestito per Angela Malfitano da Franca Rame. La composizione si rifà alla commedia dell’arte e alla tradizione dei “maggi” umbro-toscani. La lingua è quella che Dario Fo ha lasciato alla storia del teatro: un gramelot umbro-laziale e rinascimentale con il quale Medea vive la sua presa di coscienza. Si confronta con le donne di Corinto e rivendica giustizia per sé, straniera e ripudiata dal marito Giasone come madre e moglie.

Clitennestra, la mitica regina di Micene, moglie di Agamennone si presenta davanti a un’immaginaria corte di giudizio dopo aver ucciso il marito e l’amante di lui Cassandra. La rilettura di Marguerite Yourcenar della vicenda ci restituisce una donna forte e innamorata con tutte le sue ragioni e i suoi dolori. Una scrittura lucida per un’anima che scava in se stessa e in chi la sta a guardare, audace e schietta, senza sconti, una figura di stupore doloroso e di innocenza, di ironia e candore macchiate da tinte grottesche. La regina Clitennestra si trasforma da barbona di strada ad eroina tragica. La guitta che recita stancamente la sua parte trasforma le sue iniziali leggerezze in parole pesanti. Racconta del tempo dell’abbandono prima, dell’amore per Egisto poi, e infine del ritorno dalla guerra di Troia di un eroe stanco, di un dio caduto: Agamennone.

Questi due monologhi hanno molte vite. Medea e Clitennestra. Le guardiamo al di fuori del loro tempo, delle caste sociali ed economiche che da sempre hanno dato cornice al loro esistere. Donne, e del Mediterraneo: il loro grido, in qualche modo, ci scuote ancora.


25 Settembre 2021

c/o case private, orari da concordare con i proprietari delle case

DIGIUNANDO DAVANTI AL MARE

un progetto di Giuseppe Semeraro dedicato a Danilo Dolci 

drammaturgia Francesco Niccolini 

regia Fabrizio Saccomanno

con Giuseppe Semeraro 

 

La figura di Danilo Dolci sfugge a qualsiasi tentativo di classificazione: poeta, intellettuale, pedagogo. Dopo un breve viaggio in Sicilia decide di ritornarci e di mettersi al fianco degli ultimi, dei diseredati, dei banditi come li chiamava lui stesso. Negli anni cinquanta organizza e promuove tantissime manifestazioni e scioperi in difesa dei diritti dei contadini, dei pescatori, dei disoccupati. Il suo attivismo gli valse due candidature a premio Nobel per la pace e il riconoscimento a livello internazionale del suo operare. Sempre in quegli anni con i contadini progetta e realizza una radio clandestina, un asilo, una diga, l’università popolare insieme a tanti progetti culturali. Le qualità umane di Danilo Dolci, il suo grande potere comunicativo e soprattutto la fiducia che sapeva spargere attorno a sé, gli permisero di creare un grande movimento popolare che sfociò nel grande “Sciopero alla rovescia”; manifestazione che rivendicava il fatto che dei disoccupati per protesta andavano a lavorare rendendosi utili in lavori per la collettività. Danilo Dolci voleva, con i disoccupati Siciliani, ricordare all’Italia intera che per la Costituzione Italiana il lavoro è un diritto ma anche un dovere se questo lavoro ha un’utilità pubblica. Durante la manifestazione Danilo Dolci fu arrestato assieme ad alcuni collaboratori, ne segui un processo che segnò un profondo spartiacque nell’Italia del dopoguerra. Dalle vicende umane di questo gigante dimenticato, Giuseppe Semeraro ha creato unpezzo teatrale che tenta non solo di raccontarne i momenti più importanti ma di evocarli con il corpo nudo del teatro. 

 


 

27 Settembre 2021

c/o case private, orari da concordare con i proprietari delle case

LA GUERRA DI ROCCO

drammaturgia Giovanni Delle Donne e Massimo Giordano

diretto e interpretato da Massimo Giordano

 

Solo gli occhi di un picchiatello come Rocco, uno “scemo del villaggio” buono come il pane, possono portare in scena con leggera e dolorosa verità i fatti e le contraddizioni di una guerra. In scena la storia autentica della guerra del ‘15-’18  – Isonzo, Caporetto, Monte San Michele, Gorizia, Vittorio Veneto-, fatti che potrebbero raccontare ogni guerra, in ogni angolo del mondo. 

È puro lo sguardo di Rocco, che parte al fronte fidandosi dell’uomo, e si aspetta che ogni azione sia giusta e buona, per accorgersi che invece sono tutte senza senso e valore.

La logica della guerra (e degli uomini che la fanno) muove da chiusi pensieri in chiuse menti, incapaci ormai di riconoscere il fratello, quand’anche ci fosse davvero un nemico da combattere.

E Rocco salva la sua ingenua saggezza e muore cercando di dire, semplicemente, all’altro, sull’altro fronte, che la guerra è finita.   

Questo spettacolo nasce nell’anno del centenario della Prima Guerra Mondiale, in un pianeta che non ha mai abiurato alla guerra, non si è mai arreso alla pace. L’anima pura, gli occhi sinceri, il cuore vero, di Rocco ci servono per attraversare la violenza, il dolore, le ferite del conflitto, a guardare negli occhi i nostri fratelli e i nostri presunti nemici, per riconoscerci un altro fratello. Serve quello sguardo a farci toccare il senso vero della guerra, più di ogni atto storico e documentato, serve sentire col cuore puro e vedere con gli occhi sinceri l’insensatezza di ogni conflitto, l’inutilità di ogni pregiudizio, il valore della fratellanza, dell’incontro.

Con Rocco possiamo ridere e piangere, commuoverci e pensare, stando in trincea con lui e con i personaggi che incontra, sentire la forza della sua fragilità, il grande valore del suo sentire col cuore puro, il sentire di chi non ha filtri che possano giustificare nessuna bruttura, dallo sparo del superiore all’approfittare della povertà di una donna.

La guerra è in prima linea, ma dentro c’è un’Italia appena unita con la sua Babele di lingue, c’è quel pregiudizio che ci fa sorridere del diverso rendendoci incapaci di riconoscerne il valore della persona, c’è la disabitudine ad agire in linea con il nostro sentire, con la nostra morale, abdicando spesso a superficiali giustificazioni. 

Un’occasione per conoscere un pezzo di storia e per riflettere su come ognuno di noi fa la storia. 

 

Allo spettacolo si accede solo su invito del proprietario di casa